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domenica 9 giugno 2013

VALUTO...QUINDI SONO


Si é accesa un’altra discussione attorno al tema della valutazione, la spina nel fianco di noi insegnanti.
Io credo che la valutazione sia importante. E che lo sia per me  e per lo studente.
A me serve perché io ho bisogno di misurare il cammino fatto fino ad un certo punto: misurando quel cammino riesco a mantenere o modificare la rotta, capisco dove sto andando e dove sto portando il mio studente.  La misurazione é la parte piú semplice e piú arida della valutazione, la piú distaccata perché é rivolta unicamente alla performance.
Anche per l’allievo é importante, anzi é doverosa: aiuta a renderlo consapevole dei suoi punti di forza e di debolezza, perché senza questa consapevolezza non si va da nessuna parte. Certo, non é piacevole dire a un ragazzino “il tuo lavoro non va bene “ “ non é cosí che devi fare” “devi ricominciare da capo”, ma peggio sarebbe non dirglielo! Specialmente in un mondo in cui la figura del genitore sta assumendo l'unica funzione di giustificare sempre e comunque il proprio figlio.  Se peró si abituano i ragazzi a vedere nell'errore un aiuto al diventare piú bravi e non un elemento per demoralizzarsi, si puó cercare di ridimensionare l' idea di dramma e di fallimento che il giudizio porta con sé. La misurazione di un risultato é rivolta esclusivamente al prodotto e non a chi l’ha fatto: “ il tuo lavoro non é fatto bene” e non “ sei stupido”.

Subito prima e subito dopo si innesta la valutazione.
Subito prima perché quando si prepara una qualsiasi “verifica” si cerca di prevedere delle differenze nelle richieste (ed ecco l’altra discussione sull'individualizzazione dell’insegnamento...): ogni ragazzo parte da un livello diverso, ha un'intelligenza diversa e un diverso atteggiamento nei confronti della scuola, della fatica, del lavoro,.... questo significa che io sto giá valutando nel momento in cui immagino un percorso particolare per quella persona particolare.

Alla fine ho di nuovo la valutazione: parto dal “numero” oggettivo della misurazione e lo plasmo, rivestendolo di ció che ho cercato di capire dell’alunno, tenendo conto di come é arrivato a quel risultato.
Questa é la parte piú difficile, perché (non so se giusto o sbagliato, se bello o brutto) ma sará per forza una scelta personale, che potró prendere dopo essermi consultata e consigliata, ma sempre personale resterá, come personale e unico é ogni singolo rapporto con gli studenti.


Situazione rischiosa, perché siamo umani e soggetti a sentimenti, nel bene e nel male, anche se cerchiamo di mantenerci il piú corretti possibile! Ma é la rischiosa bellezza di un “ mestiere” fatto prevalentemente di rapporti umani.