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domenica 8 settembre 2013

benvenuti!


Classe nuova.
Classe di "primini".
Tra le attività che sono state programmate per i primi giorni, ho inserito una discussione di classe per conoscere un pochino i loro pensieri e il modo di esprimerli, ma anche per guidarli a riflettere su come dovrebbe essere una "classe". 
Io la vedo come un albero: un organismo vivo, che per crescere, ha bisogno di attenzione e di libertà, formato da tante parti diversissime ma indispensabili l'una all'altra.
Così, ho piantato un albero, seminando i loro nomi!

Poi, siccome alcune amiche volevano sapere come si fa, ho fatto un esperimento.....
...ecco il mio primo video-tutorial!!!








giovedì 18 luglio 2013

LA LIM MIGLIORA LA DIDATTICA...PER GLI INSEGNANTI!

Sono sempre stata un'entusiasta della Lim, fin dal giorno in cui la nostra scuola ne comprò una e, malgrado le mie scarse competenze tecnologiche, l'ho usata da subito, attraversando tutte le "fasi" del suo utilizzo: dapprima come "grande schermo", poi per far vedere lavori che duravano cinque minuti e che io impiegavo giorni a realizzare, infine come strumento interattivo.
Tre anni fa poi ho avuto la fortuna di finire in una classe in cui c'era una LIM e la connessione a internet, e questo mi ha permesso di farla diventare uno strumento quotidiano: non il mezzo magico o il premio per la classe, ma una lavagna comodissima e normalissima, pur con tutte le sue meraviglie.
Gli alunni della mia classe sono stati abituati dalla prima alla terza ad interagire con la LIM e perciò penso di poter esprimere qualche considerazione in proposito.

In tutti questi anni mi sono posta una domanda: gli alunni traggono un beneficio reale? Studiano meglio o di più? Imparano meglio o di più?
Provo a rispondere guardando sia i risultati di tipo valutabile, che gli atteggiamenti, le sensazioni, le sfumature, insomma anche tutte quelle altre cose che un insegnante valuta lo stesso.
I voti, i risultati eccellenti o scarsi, le difficoltà, sono rimaste le stesse. Io mi sono trovata davanti ciò che ogni docente si trova davanti da sempre: alunni appassionati (pochi) e alunni da motivare (molti), alunni con buon, o scarse capacità, alunni facilmente coinvolgibili e alunni perennemente in un universo parallelo,.... In cosa mi ha aiutato l'uso della LIM? credo in nulla.
 
     Molte situazioni non sono riuscita a cambiarle, o ci sono riuscita poco: ma questo succedeva anche prima. E credo sempre succederà. Perchè nei problemi di un ragazzino (qualsiasi essi siano) intervengono dinamiche che non dipendono solo da me: situazioni pregresse, l'ambiente famigliare, le componenti di personalità... Spesso poi i ragazzi che incontrano difficoltà, non hanno il successo scolastico come primo obiettivo...
Infine ci sono quelli "bravi", quelli che raggiungono alti livelli di conoscenza e di competenza oppure che, pur senza ottenere grandi risultati, si appassionano, si mettono in gioco, sono disponibili all'ascolto e alla collaborazione: per loro la LIM ha fatto la differenza? Sinceramente, penso di no.
Confrontandomi con qualche collega, avevo creduto di capire quale fosse il problema: usavo la LIM in modo troppo "frontale", avrei dovuto cambiare il modo di porre gli argomenti per riuscire a far partecipare più attivamente gli allievi. Così ho fatto. Ho addirittura fatto installare il software sui computer del laboratorio di informatica in modo che i ragazzi potessero preparare dei lavori da proporre in classe....
Mi sono scontrata però con due grandi ostacoli: il tempo (quante ore per far lavorare gli alunni nel laboratorio potevo sottrarre alle lezioni più tradizionali? E' pur sempre "scuola dell'obbligo" e a dodici anni non si recupera a casa, da soli, quello che non s'è fatto a scuola...) e l'impossibilità di poter lavorare a casa (quante volte mi sentivo chiedere "Ma prof., posso farlo anch'io a casa?").

Forse la domanda che mi vado ponendo non è quella giusta. O, più semplicemente, devo arrendermi all'evidenza e dopo aver risposto negativamente a ciò che mi son chiesta prima, devo farmene un'altra: a chi serve la LIM?
A me.
E non è una risposta riduttiva. 
Ho vissuto l'uso della LIM come uno stimolo continuo ad imparare, a sperimentare e a coinvolgere. Riesco a a proporre gli argomenti in modo sicuramente più chiaro, più interessante e più approfondito e allora è questa la "marcia in più": la voglia, la passione, l'entusiasmo che col passare degli anni non si spengono e che un docente deve far "respirare" ai suoi alunni. E' ambizioso, lo so, ma il mio desiderio più grande sarebbe sentir dire un giorno ad un mio ex-alunno "Non mi ricordo granchè della prima guerra d'indipendenza....ma quanto mi appassionava andare a scuola!".

(detto tra noi: la prima parte della frase già si avvera...)

venerdì 28 giugno 2013

anatomia di un esame / 2

Mercoledì 12 giugno: il tema di italiano.

Questa volta racconterò un’esperienza positiva! Finalmente le tracce d’esame proposte erano veramente belle, perché il frutto di un lavoro collaborativo tra le docenti.
Ma andiamo con ordine.

Il problema dei titoli dei temi si ripresentava ogni anno sempre uguale: dovendo essere identiche per tutte le classi, le richieste erano estremamente generiche e fluttuanti, per una duplice errata convinzione:
-       tutti gli allievi avrebbero potuto agganciare almeno una esperienza fatta con la propria classe
-    anche chi non sa mai cosa scrivere, con una richiesta tanto vasta, avrebbe sicuramente trovato un argomento da esporre

Nella mia esperienza ho sempre constatato l’esatto contrario: le richieste che vogliono comprendere tutte le esigenze di tante classi tutte diverse, possono essere solo estremamente vaghe e poco significative. Se un ragazzino non ha un percorso minimamente tracciato, si perde: allora accade che anche i più “bravi”, di fronte al foglio bianco, annaspino e scrivano una serie infinita di banalità, lontane mille miglia dai loro pensieri.
Per tutti e tre gli anni si sentono dire che il tema deve essere sì corretto, ma anche personale, originale, vissuto,…e poi si trovano davanti richieste stereotipate: la guerra è brutta e vorresti la pace nel mondo? Ti dispiace che ci siano persone povere? Ti piacerebbe realizzare i tuoi sogni?
Mi sono chiesta spesso cosa scriverei io…..

Quest’anno, a settembre, un gruppetto di docenti di terza ,ha deciso di scegliere alcuni temi comuni da sviluppare attraverso letture, visioni di film, spettacoli teatrali,….  ciascuno in base alla propria sensibilità , al proprio stile e al livello della propria classe.
Durante l’anno abbiamo anche partecipato a delle iniziative insieme, unendo le classi, passando il materiale a chi non poteva esserci, tenendoci continuamente informate sui tempi (oltre che sui contenuti) spesso davanti al distributore del caffè!

Siamo arrivate alla fine dell’anno potendo proporre terne di temi che affrontavano argomenti sui quali i ragazzi avevano lavorato e si erano confrontati durante l’anno: chi sapeva scrivere, avrebbe potuto dare il meglio e chi di solito arrancava avrebbe avuto almeno la possibilità di capire di cosa si stava parlando!

Risultati: se togliamo le due punte estreme (quelli i cui elaborati vorresti non finissero mai tanto sono belli e quelli i cui elaborati vorresti non essere costretta a leggere…), la grandissima parte dei ragazzi ha scritto delle belle pagine! Siamo state molto soddisfatte perché per la prima volta quella prova d’esame ci è sembrata veramente il coronamento di un percorso e non un inciampo obbligato.

Esperienza idilliaca? Lavoro in una scuola di collaborazione?
No.
Però ho capito che non si può aspettare che tutti vogliano condividere qualcosa: bisogna cominciare.
In questo caso ho girato a mio favore una pessima abitudine molto diffusa : la mancanza di iniziativa e la comodità di lasciarsi trasportare da un lavoro già strutturato da altri.
L’idea è partita da una persona.
Tre si sono date da fare.

Tutte le altre hanno seguito!


domenica 9 giugno 2013

VALUTO...QUINDI SONO


Si é accesa un’altra discussione attorno al tema della valutazione, la spina nel fianco di noi insegnanti.
Io credo che la valutazione sia importante. E che lo sia per me  e per lo studente.
A me serve perché io ho bisogno di misurare il cammino fatto fino ad un certo punto: misurando quel cammino riesco a mantenere o modificare la rotta, capisco dove sto andando e dove sto portando il mio studente.  La misurazione é la parte piú semplice e piú arida della valutazione, la piú distaccata perché é rivolta unicamente alla performance.
Anche per l’allievo é importante, anzi é doverosa: aiuta a renderlo consapevole dei suoi punti di forza e di debolezza, perché senza questa consapevolezza non si va da nessuna parte. Certo, non é piacevole dire a un ragazzino “il tuo lavoro non va bene “ “ non é cosí che devi fare” “devi ricominciare da capo”, ma peggio sarebbe non dirglielo! Specialmente in un mondo in cui la figura del genitore sta assumendo l'unica funzione di giustificare sempre e comunque il proprio figlio.  Se peró si abituano i ragazzi a vedere nell'errore un aiuto al diventare piú bravi e non un elemento per demoralizzarsi, si puó cercare di ridimensionare l' idea di dramma e di fallimento che il giudizio porta con sé. La misurazione di un risultato é rivolta esclusivamente al prodotto e non a chi l’ha fatto: “ il tuo lavoro non é fatto bene” e non “ sei stupido”.

Subito prima e subito dopo si innesta la valutazione.
Subito prima perché quando si prepara una qualsiasi “verifica” si cerca di prevedere delle differenze nelle richieste (ed ecco l’altra discussione sull'individualizzazione dell’insegnamento...): ogni ragazzo parte da un livello diverso, ha un'intelligenza diversa e un diverso atteggiamento nei confronti della scuola, della fatica, del lavoro,.... questo significa che io sto giá valutando nel momento in cui immagino un percorso particolare per quella persona particolare.

Alla fine ho di nuovo la valutazione: parto dal “numero” oggettivo della misurazione e lo plasmo, rivestendolo di ció che ho cercato di capire dell’alunno, tenendo conto di come é arrivato a quel risultato.
Questa é la parte piú difficile, perché (non so se giusto o sbagliato, se bello o brutto) ma sará per forza una scelta personale, che potró prendere dopo essermi consultata e consigliata, ma sempre personale resterá, come personale e unico é ogni singolo rapporto con gli studenti.


Situazione rischiosa, perché siamo umani e soggetti a sentimenti, nel bene e nel male, anche se cerchiamo di mantenerci il piú corretti possibile! Ma é la rischiosa bellezza di un “ mestiere” fatto prevalentemente di rapporti umani.