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giovedì 2 gennaio 2014

IMPARARE INSEGNANDO

Sto facendo un’esperienza (piccola per molti, impegnativa per me) completamente nuova: grazie ad un gruppo di “colleghi virtuali”, sto sperimentando EDMODO. 

Seguendo le indicazioni e con molte timorose incertezze, ho costruito la mia classe virtuale : genitori informati, alunni iscritti, grande entusiasmo.
Subito abbiamo avuto qualche problemino, ma la prima cosa bella che è nata da questo lavoro è stata il costituirsi spontaneo di un gruppo di allievi (che ho prontamente soprannominato ”smanettini”, vista l’età ) che si è prodigato nella ricerca delle soluzioni tecniche e soprattutto nell’aiutare i compagni di classe che non riuscivano a fare quanto richiesto.

Siamo solo all’inizio e non tutti, pur essendosi iscritti subito, frequentano regolarmente: immagino che dovrà passare ancora un po’ di tempo. Nel frattempo un terzo della classe fa assiduamente capolino e lascia tracce di sé.
All’inizio erano tracce stile facebook, condite con tanta punteggiatura (tutta quella che non mettono nelle loro produzioni scritte!) e pochissima utilità. Poi hanno cominciato a intravvedere anche (bontà loro) un utilizzo più scolastico della piattaforma.
Ripeto, siamo solo all’inizio (perché confesso che avrei bisogno di un po’ più di tempo e calma….ma ce la farò!) e per ora usiamo l’ambiente virtuale principalmente per lo scambio di materiale e di notizie importanti (“Qualcuno sa dirmi se domani c’è la verifica di scienze?????!!).E’ comunque un modo per prendere confidenza.

Ma non è tutto qui.

Ancora una volta devo ammettere che forse il risultato maggiore coinvolge prevalentemente la sottoscritta. Ancora una volta un lavoro che mi fa tornare alunna nei confronti di chi mi sta insegnando e contemporaneamente una strana collaboratrice di un gruppo di ragazzini. Ancora una volta la possibilità di rimettermi in gioco, in un mestiere che vede sempre più spesso facce tristi e un po’ annoiate.

sabato 13 luglio 2013

LE COSE CHE CAMBIANO


All’inizio c’era il caos.

Un caos fasullo, solo apparente anche se veramente destabilizzante, magistralmente governato dal Prof.Andreas.

La gente si muoveva vorticosa e accogliente , senza una precisa direzione , se non “ arrivare al mulino”: il come non aveva importanza. E alla fine ci siamo arrivati tutti: chi fino alla Macina, chi appena fuori dalla porta....ma ci siamo arrivati, spingendo i piú lenti , rincorrendo i piú veloci, chiamandoci da lontano perchè nessuno si perdesse. E lí c’era il Prof., che ci aspettava sorridente, seduto sui sacchi di farina.

Poi le case si son fatte di pietra.
Alcune svettanti, un po’  gotiche, bellissime a vedersi: dentro si potevano trovare le risposte. Sempre.   Altre, piccoline, ma con i davazali pieni di fiori e di domande.

E abbiamo costruito strade, tante strade che hanno cominciato a collegare portoni e portoncini e i piccioni viaggiatori hanno imparato  i percorsi per arrivare alle giuste finestre. Meno voli, forse. Ma i messaggi erano più profondi e ricchi e carichi di significati.

Infine siamo usciti dalle  case  e cisiamo trovati. Ci siamo guardati negli occhi e stretti la mano. Abbiamo ascoltato le parole e siamo rientrati al villaggio con un po’ di legna che ha ravvivato il fuoco.

venerdì 28 giugno 2013

anatomia di un esame / 2

Mercoledì 12 giugno: il tema di italiano.

Questa volta racconterò un’esperienza positiva! Finalmente le tracce d’esame proposte erano veramente belle, perché il frutto di un lavoro collaborativo tra le docenti.
Ma andiamo con ordine.

Il problema dei titoli dei temi si ripresentava ogni anno sempre uguale: dovendo essere identiche per tutte le classi, le richieste erano estremamente generiche e fluttuanti, per una duplice errata convinzione:
-       tutti gli allievi avrebbero potuto agganciare almeno una esperienza fatta con la propria classe
-    anche chi non sa mai cosa scrivere, con una richiesta tanto vasta, avrebbe sicuramente trovato un argomento da esporre

Nella mia esperienza ho sempre constatato l’esatto contrario: le richieste che vogliono comprendere tutte le esigenze di tante classi tutte diverse, possono essere solo estremamente vaghe e poco significative. Se un ragazzino non ha un percorso minimamente tracciato, si perde: allora accade che anche i più “bravi”, di fronte al foglio bianco, annaspino e scrivano una serie infinita di banalità, lontane mille miglia dai loro pensieri.
Per tutti e tre gli anni si sentono dire che il tema deve essere sì corretto, ma anche personale, originale, vissuto,…e poi si trovano davanti richieste stereotipate: la guerra è brutta e vorresti la pace nel mondo? Ti dispiace che ci siano persone povere? Ti piacerebbe realizzare i tuoi sogni?
Mi sono chiesta spesso cosa scriverei io…..

Quest’anno, a settembre, un gruppetto di docenti di terza ,ha deciso di scegliere alcuni temi comuni da sviluppare attraverso letture, visioni di film, spettacoli teatrali,….  ciascuno in base alla propria sensibilità , al proprio stile e al livello della propria classe.
Durante l’anno abbiamo anche partecipato a delle iniziative insieme, unendo le classi, passando il materiale a chi non poteva esserci, tenendoci continuamente informate sui tempi (oltre che sui contenuti) spesso davanti al distributore del caffè!

Siamo arrivate alla fine dell’anno potendo proporre terne di temi che affrontavano argomenti sui quali i ragazzi avevano lavorato e si erano confrontati durante l’anno: chi sapeva scrivere, avrebbe potuto dare il meglio e chi di solito arrancava avrebbe avuto almeno la possibilità di capire di cosa si stava parlando!

Risultati: se togliamo le due punte estreme (quelli i cui elaborati vorresti non finissero mai tanto sono belli e quelli i cui elaborati vorresti non essere costretta a leggere…), la grandissima parte dei ragazzi ha scritto delle belle pagine! Siamo state molto soddisfatte perché per la prima volta quella prova d’esame ci è sembrata veramente il coronamento di un percorso e non un inciampo obbligato.

Esperienza idilliaca? Lavoro in una scuola di collaborazione?
No.
Però ho capito che non si può aspettare che tutti vogliano condividere qualcosa: bisogna cominciare.
In questo caso ho girato a mio favore una pessima abitudine molto diffusa : la mancanza di iniziativa e la comodità di lasciarsi trasportare da un lavoro già strutturato da altri.
L’idea è partita da una persona.
Tre si sono date da fare.

Tutte le altre hanno seguito!


venerdì 14 giugno 2013

Trogloditi digitali

Ho sempre chiamato i  miei alunni “trogloditi digitali”.
Lo facevo sorridendo, come per prenderli in giro e loro hanno sempre accettato lo scherzo, pensando con sufficienza che alla fine ero io quella che magari ogni tanto si “incasinava” con qualche funzione del pc.
Io però, anche se con un po’ di affetto, li ho sempre considerati veramente dei trogloditi digitali.
Io non ho il profilo su fb: però so cos’è, come funziona, cosa significa e all’occorrenza sono stata in grado di operare alcuni interventi.
Io non ho la wii o l’xbox e non so giocare bene come fanno loro ai giochi di ruolo (fossi mai riuscita una volta a portare a termine una missione …): però decido io quando e se e a cosa giocare, non rinuncio alla mia vita e non dipendo da un computer.
Io non ho l’Iphone: ho un nokia che, al massimo, scatta delle pessime foto. Però riesco a parlare con chi mi è seduto vicino senza ricorrere a whatsapp…

Allora dobbiamo intenderci: cosa significa “nativi digitali”?
Per me vuol dire semplicemente che sono nati in un’epoca di aggeggi digitali.
Sollecitati fin da piccolissimi da una sequenza ininterrotta di immagini (non quelle dei libri per bambini, colorate, delicate, da impiastricciare con le mani...) che passano velocemente davanti ai loro occhi senza che vi si possano soffermare, sistemati davanti ai televisori con in grembo telecomandi più grandi delle loro manine, crescono in un video-mondo nel quale non ci si ferma mai.
Io li accolgo che hanno 11 anni: arrivano che sanno messaggiare, chattare, pubblicare foto e filmati…. Ma quando chiedo loro di mandarmi il riassunto via mail in un file di word, dilatano le pupille!
Allora, tornano ad essere dei ragazzi di 11 anni, con la differenza che oggi, per imparare le cose, hanno a disposizione strumenti più veloci, più accattivanti,…ma che devono comunque imparare a gestire usando l’intelligenza.
Qui ho trovato le maggiori difficoltà.
In questi giorni sto facendo gli esami ai ragazzi della mia classe: in tre anni hanno imparato alcune piccole cose di informatica . Una di queste è l’uso di Power point . La difficoltà maggiore  non è stata insegnare gli elementi tecnici, ma il lavoro di progettazione precedente! La prima presentazione ho lasciato che la facessero senza dare troppe indicazioni: ogni gruppo aveva una regione attraversata dal Danubio e avevano l’elenco degli argomenti da approfondire. Abbiamo guardato in classe tutte le presentazioni: del Danubio si vedeva poco o niente, perché le fotografie prese in internet erano ricoperte da milioni di informazioni copiate incollate da wikipedia (peraltro ovviamente illeggibili!); in compenso, per poter leggere il titolo di una slide impiegavamo dieci minuti, perché ogni singola letterina appariva da qualche parte, compiva mille acrobazie e poi si posava al suo posto!

Per concludere, nativi digitali oppure no, i ragazzi sono sempre gli stessi: a scuola vengono volentieri fino a che non ci si deve impegnare sul serio. Forse sarà così anche in futuro.
Quello che un insegnante può/deve fare è insegnare l’uso del pensiero, sia che abbiano davanti una pagina del Manzoni che uno schermo del computer….

P.S.
Un mio carissimo collega di Tecnica mi dice sempre: “Un laureato in filosofia, se necessario, potrà imparare ad aggiustare un tostapane; chi aggiusta solo tostapane, difficilmente prenderà una laurea in filosofia”. La prima volta che me l’ha detto, mi stavo arrabbiando! Poi ho capito…


martedì 28 maggio 2013

anch'io!

Seguo spesso alcuni blog dei miei “amici di villaggio”, tra cui quelli di Sabina e Criszac, che hanno fatto un bilancio di questo percorso e manifestato le loro intenzioni future.
Mi sembra un’ottima idea e ho deciso di farlo anch’io, come una sorta di bilancio tra le “entrate” e le “uscite”…

(IDEE) ENTRATE:

      Ho  imparato un sacco di cose e ho cominciato a sperimentarle (sfidando le facce incredule delle mie figlie)  anche se a volte in modo un po’ maldestro: eppure è bastato per entusiasmarmi ancora di più! Ho sempre desiderato acquisire conoscenze informatiche, ma ero convinta che fosse un obiettivo per me troppo alto. Qui, insieme a un maestro formidabile, tanto quanto i miei compagni di classe, mi si è aperto un mondo e, soprattutto, sono riuscita a mettere un piede dentro!
  

Molto non l’ho imparato: perché non l’ho capito o perché 
non ho avuto il tempo di “digerirlo”. Ma moltissimo ho 
 accantonato perché in un secondo momento lo andrò 
recuperare e allora aggiungerò altri pezzetti al mio percorso.


  Oltre alle conoscenze informatiche, la mia mente si è aperta a tante esperienze nuove, a desideri condivisi, a scambi di buone pratiche,… E’ stato un percorso anche di tipo culturale e professionale.
   Anch’io credo che i rapporti del/nel web non possano sostituire quelli della/nella realtà, ma questa compagnia con cui ho condiviso il cammino finora mi ha aiutato a non perdere l’entusiasmo e ad insistere nell’essere elemento vivo all’interno della mia scuola.


    Ho sperimentato un modo di imparare le cose che per me sarà fonte di riflessione ancora per parecchio tempo….

      (IDEE) USCITE:

           L’idea di aprire un blog di classe mi frullava già nella testa da tempo: ora è diventata un progetto che mi riprometto di attuare con il prossimo anno scolastico.                




Mi piacerebbe continuare o rifare un’esperienza come questa, anche l’anno prossimo: ho la speranza che, magari….partendo non proprio da zero….come si dice in questi casi? Riesca a colmare le numerose lacune della mia preparazione…

Bellissimo poi sarebbe se si potesse mantenere una qualche forma di contatto tra noi "villici"! Non so come, perché mi rendo conto che io ho poco da dare…e non è carino dire agli altri che devono lavorare per me… però una sorta di piattaforma per continuare a scambiarci idee, riflessioni, esperienze mi piacerebbe proprio.
 

Che dire ancora? Sono felice!