Ho sempre chiamato i miei alunni “trogloditi digitali”.
Lo facevo sorridendo, come per prenderli
in giro e loro hanno sempre accettato lo scherzo, pensando con sufficienza che
alla fine ero io quella che magari ogni tanto si “incasinava” con qualche funzione
del pc.
Io però, anche se con un po’ di affetto,
li ho sempre considerati veramente dei trogloditi digitali.
Io non ho il profilo su fb: però so
cos’è, come funziona, cosa significa e all’occorrenza sono stata in grado di
operare alcuni interventi.
Io non ho la wii o l’xbox e non so
giocare bene come fanno loro ai giochi di ruolo (fossi mai riuscita una volta a
portare a termine una missione …): però decido io quando e se e a cosa giocare,
non rinuncio alla mia vita e non dipendo da un computer.
Io non ho l’Iphone: ho un nokia che, al
massimo, scatta delle pessime foto. Però riesco a parlare con chi mi è seduto
vicino senza ricorrere a whatsapp…
Allora dobbiamo intenderci: cosa
significa “nativi digitali”?
Per me vuol dire semplicemente che sono nati
in un’epoca di aggeggi digitali.
Sollecitati fin da piccolissimi da una
sequenza ininterrotta di immagini (non quelle dei libri per bambini, colorate,
delicate, da impiastricciare con le mani...) che passano velocemente davanti ai
loro occhi senza che vi si possano soffermare, sistemati davanti ai televisori
con in grembo telecomandi più grandi delle loro manine, crescono in un
video-mondo nel quale non ci si ferma mai.
Io li accolgo che hanno 11 anni: arrivano
che sanno messaggiare, chattare, pubblicare foto e filmati…. Ma quando chiedo
loro di mandarmi il riassunto via mail in un file di word, dilatano le
pupille!
Allora, tornano ad essere dei ragazzi di
11 anni, con la differenza che oggi, per imparare le cose, hanno a disposizione
strumenti più veloci, più accattivanti,…ma che devono comunque imparare
a gestire usando l’intelligenza.
Qui ho trovato le maggiori difficoltà.
In questi giorni sto facendo gli esami ai
ragazzi della mia classe: in tre anni hanno imparato alcune piccole cose di
informatica . Una di queste è l’uso di Power point . La
difficoltà maggiore non è stata
insegnare gli elementi tecnici, ma il lavoro di progettazione precedente! La prima presentazione ho lasciato che
la facessero senza dare troppe indicazioni: ogni gruppo aveva una regione
attraversata dal Danubio e avevano l’elenco degli argomenti da approfondire.
Abbiamo guardato in classe tutte le presentazioni: del Danubio si vedeva poco o
niente, perché le fotografie prese in internet erano ricoperte da milioni di
informazioni copiate incollate da wikipedia (peraltro ovviamente illeggibili!);
in compenso, per poter leggere il titolo di una slide impiegavamo dieci minuti,
perché ogni singola letterina appariva da qualche parte, compiva mille
acrobazie e poi si posava al suo posto!
Per concludere, nativi digitali oppure
no, i ragazzi sono sempre gli stessi: a scuola vengono volentieri fino a che
non ci si deve impegnare sul serio. Forse sarà così anche in futuro.
Quello che un insegnante può/deve fare è
insegnare l’uso del pensiero, sia che abbiano davanti una pagina del Manzoni
che uno schermo del computer….
P.S.
Un mio carissimo collega di Tecnica mi
dice sempre: “Un laureato in filosofia, se necessario, potrà imparare ad
aggiustare un tostapane; chi aggiusta solo tostapane, difficilmente prenderà
una laurea in filosofia”. La prima volta che me l’ha detto, mi stavo
arrabbiando! Poi ho capito…
